Nella serata di ieri l’Inter ha affrontato l’Arsenal, probabilmente la squadra più in forma del mondo, in testa alla Premier League e in vetta anche in Champions a punteggio pieno.
L’Inter scivola così al nono posto nel grande gruppone, appena fuori dalla zona utile alla qualificazione diretta. Pesano moltissimo le sconfitte con Atletico Madrid e Liverpool, ora la strada verso gli ottavi è molto complicata e il posizionamento nella prima fascia degli spareggi è essenziale.
Le difficoltà nei big match europei
Le sconfitte in Champions pesano moltissimo e i limiti dei Nerazzurri in queste partite sono alla luce del sole. In primo luogo appare evidente la difficoltà nel segnare, infatti contro Atletico, Liverpool e Arsenal l’Inter ha messo a segno solamente 2 reti.
Questa difficoltà è riscontrabile anche in Serie A, nonostante sia il miglior attacco, ma in proporzione alle occasioni create l’Inter è spesso poco lucida sotto porta e spreca moltissimo.
In Champions League la poca freddezza sotto porta la si paga a caro prezzo, Thuram e Lautaro non sono riusciti a rendersi pericolosi, ma sono stati utili nel costruire potenziali pericoli per i Gunners.
Sono mancati soprattutto i quinti in fase d’attacco, Luis Henrique ha dimostrato tutti i suoi limiti in entrambe le fasi. Offensivamente non punta mai l’uomo e non ha mai il coraggio di forzare la giocata, mentre difensivamente ha enormi colpe sulla prima rete dei londinesi.
Il brasiliano per caratteristiche è molto più adatto all’attacco, ma si limita sempre a scaricare dietro o a mettere cross in mezzo, al contrario di Dimarco che arriva molto spesso al tiro ed è uno dei più pericolosi.
Il ritmo Premier League
L’Arsenal ha preparato la partita in modo eccellente, ha giocato con un pressing molto alto e estremamente asfissiante per la cabina di regia interista.
Con la mancanza di Calhanoglu e l’adattamento di Zielinski a mediano ai Nerazzurri è mancato il vertice basso di costruzione, soprattutto nei lanci lunghi agli attaccanti. Thuram e Lautaro erano sempre lasciati in uno contro uno a tutto campo con Saliba e Mosquera, ma non sono mai arrivati lanci precisi con veri e propri duelli.
Infatti con l’ingresso di Pio Esposito l’Inter ha trovato un riferimento capace di lottare con i difensori molto fisici e di fornire sponde utili per la manovra.
Tuttavia le squadre di Premier giocano molto su duelli e sui singoli, anche in fase offensiva, dove Saka, Eze e Timber hanno sempre spinto sulla fascia di Dimarco arrivando innumerevoli volte al limite dell’area.
Il ribaltamento delle gerarchie
Le gare in cui Pio Esposito subentra e si rivela molto pericoloso e ostico per gli avversari sono molte, per cui effettivamente ci si può chiedere se merita una chance dal primo anche nelle partite più importanti.
Thuram e Lautaro faticano ad essere pericolosi in questo tipo di gare, mentre all’italiano bastano 20 minuti per mettere in più in difficoltà le difese avversarie.
Le gerarchie di Chivu sono estremamente chiare ed è molto metodico nello scegliere gli 11 titolari in questo genere di partita, ma forse questo è anche un limite del tecnico che dovrebbe trovare il coraggio anche di dare un segnale a quei titolari che giocano sottotono.








