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Lazio: ma cosa vuoi fare davvero?

Lazio 2-0 Lecce
Foto: Shutterstock

In casa biancoceleste è arrivata la notizia che divide, dopo la cessione del Taty si accende una discussioni che risveglia interrogativi: Matteo Guendouzi vola al Fenerbahçe.
Un trasferimento da 30 milioni complessivi che apre un nuovo capitolo e chiude, bruscamente, uno dei percorsi più solidi degli ultimi due anni.

Eppure qui non si parla solo di mercato.
La Lazio sceglie di salutare il miglior centrocampista della rosa, l’uomo che in mezzo al campo ha garantito continuità, energia, identità.

Il guerriero che la Lazio aveva imparato ad amare

Guendouzi era arrivato in punta di piedi, con la nomea di talento irrequieto, difficile da gestire.
In maglia biancoceleste ha cancellato tutto: polmoni, coraggio, tackle e leadership silenziosa.

Con Sarri era diventato un ingranaggio imprescindibile: mezzala o schermo davanti alla difesa, sempre pronto a urlare la sua presenza con palloni recuperati e scelte di personalità.
In una Lazio spesso timida e in difficoltà emotiva, lui non tremava mai.

Lazio: perché proprio lui? E perché adesso?

Le domande rimbalzano tra Formello e i social.
La risposta è semplice, ma spietata come il calcio moderno.

La prima ragione è economica

Per muoversi, la Lazio doveva fare cassa.
Guendouzi era il giocatore con:

  • più mercato,
  • valore elevato,
  • ingaggio sostenibile,
  • margine di crescita.

Cessione dolorosa, ma inevitabile per aprire nuove possibilità.

La seconda ragione è tecnica

Sarri lo apprezzava, ma non lo considerava perfetto per il suo sistema
— troppo verticale, troppo istintivo, non sempre geometrico come il maniacale gioco posizionale del tecnico toscano.

Non un problema, ma un segnale: per crescere dentro una idea, la società ha scelto di sacrificare chi era un po’ fuori dagli automatismi.

E adesso? La Lazio prende forma

Da questa partenza nasce un’altra verità: la società ha finalmente un piano.

I nomi scelti raccontano una direzione precisa:

  • Ratkov per dare freschezza e profondità offensiva,
  • Fabbian come mezzala fisica e d’inserimento,
  • Maldini jolly creativo da svezzare e completare.

Non esiste un sostituto diretto del francese.
L’obiettivo non è replicare, ma moltiplicare le risorse della squadra.

Guendouzi esce, tre entrano.
Sul piano numerico e strutturale, la Lazio investe per allungare la panchia e aumentare le soluzioni.

Un addio pulito, senza veleno

Guendouzi lascia Roma con la stessa professionalità con cui ha giocato: niente polemiche, solo rispetto.
Ha dato tutto, spesso più di quanto richiesto, e il tifo lo ha riconosciuto.

Quattro stagioni o una, questo poco importa: la sua impronta va oltre i numeri.

La domanda che resta

La cessione di Guendouzi non è un capriccio, ma un bivio.
La Lazio perde uno dei suoi fari, ma prova a ripensarsi.

Sarà una rinascita o un passo verso il buio?

Il campo, come sempre, avrà l’ultima parola.
Per ora resta una domanda, semplice e gigantesca:

Lazio, ma cosa vuoi fare davvero?

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