Esiste un momento in cui il calcio ha capito di non poter più far fede all’occhio umano ed è il gol di Muntari in quel famoso Milan-Juve
C’è un momento specifico che, pur non essendo un’indimenticabile rete, ha sancito la fine di un’epoca, quella in cui nel calcio non esisteva la tecnologia. Si parla del gol fantasma di Sulley Muntari in Milan-Juventus del febbraio 2012. Quella partita, terminata 1-1, fu un punto di non ritorno che concorrerà sensibilmente all’introduzione del VAR e dell’adiuvo delle macchine nel gioco del pallone.
Sliding doors
Siamo a San Siro, in un testa a testa scudetto al cardiopalma tra Milan, primo, e Juventus, seconda, che se la giocano su centimetri, giornata dopo giornata.
La Juventus è in svantaggio 1-0, quando Muntari, sugli sviluppi di un corner, incorna a colpo sicuro a pochi passi da Buffon: il pallone supera abbondantemente la linea di porta, ma l’estremo difensore bianconero, celermente, lo risputa fuori in qualche modo.
L’arbitro e il guardalinee, pur essendo ben posizionati, non convalidano la giusta rete del 2-0.
L’errore, plateale e influente sulla singola partita (finì in parità), ebbe un impatto clamoroso sulla corsa scudetto e, soprattutto, sull’opinione pubblica.
La Juventus vincerà quello scudetto e inaugurerà l’era che la porterà a conquistare nove campionati di fila.
Quell’immagine del pallone ben oltre la riga divenne il simbolo dell’inadeguatezza dell’occhio umano nei momenti cruciali. Fino ad allora, l’Italia era stata scettica sulla tecnologia in campo; dopo Muntari, l’introduzione della Goal Line Technology (GLT) e poi del VAR (2017) non fu più una possibilità, ma una necessità.
Quel “non-gol” è oggi ricordato non solo come un torto subito, ma come l’errore che, in ultima analisi, ha aperto gli occhi al mondo del calcio, spingendo la FIFA ad adottare gli strumenti che oggi consideriamo normali.







