Inter-Bologna termina 3-1 a San Siro, con i Nerazzurri che finalmente riescono a sconfiggere il rossoblù, diventati con il tempo la kryptonite della squadra di Chivu, e anche di Inzaghi. Inoltre la partita segna la seconda vittoria nei big match, che sono il vero problema nell’involata dei Nerazzurri.
L’Inter assedia per 90 minuti e lancia un segnale importante a tutte le squadre in lotta scudetto, in particolare ai cugini milanisti e al Napoli. Gli 11 titolari giocano un calcio meraviglioso e i subentrati fanno lo stesso, però emergono ancora diversi problemi, sia in attacco, sia in difesa.
Un assedio dal primo minuto, ma la difficoltà nel segnare
L’Inter ha imposto il suo gioco fin dall’inizio schiacciando il Bologna nella propria metà con un pressing alto portato soprattutto da Lautaro Martinez. Questo ha messo in seria difficoltà la squadra di Italiano, che non è mai riuscita a reagire e a illudere la prima pressione.
I dati sono il riflesso di ciò: 58% di possesso palla, 15 tiri di cui 10 in porta, 7 calci d’angolo e 3 reti. Eppure le occasioni nitide capitate agli attaccanti sono state innumerevoli.
Per cui uno dei problemi maggiori della squadra di Chivu non è ancora stato risolto: la lucidità sotto porta. Lautaro e Thuram svolgono un lavoro eccellente nel creare occasioni, ma non sono altrettanto freddi nel concludere, in particolare il francese, che spesso pecca di leggerezza e tira debolmente.
Questo limite nei big match si rivela spesso un fattore che fa perdere all’Inter punti preziosi, anche se non è questo il caso.
L’uomo in più della stagione: Piotr Zielinski
Zielinski si sta rivelando sempre più fondamentale per Chivu, ormai è il vero titolare come mezzala di sinistra ed è il vero e proprio uomo in più che serviva nelle stagioni del’Inter.
I campionati spesso si vincono grazie alle alternative, che in caso di infortuni tra i titolari diventano pedine imprevedibili e fondamentali. Zielinski è questo da quando è subentrato Chivu, che ha espresso la stima per il polacco dal primo istante, che ora sta ripagando tutta la fiducia data.
Il centrocampista ex Napoli è una cassaforte palla al piede e spesso imbuca sulla fascia a seguito di dribbling nello stretto che lasciano tutti mozzafiato. Senza dimenticare le qualità di inserimento del giocatore, che ricordano Frattesi, ma effettuate in modo più ordinato e meno meccanico.
Infatti Frattesi è ormai ai margini del progetto, perché non abbina la qualità nel palleggio in mezzo al campo con le qualità di incursione, che sono la specialità.







