Ogni volta che Antonio Conte arriva in una squadra di club, non si parla più soltanto di crescita e di progetto, ma si inizia subito a parlare di vittoria.
Possiamo dunque considerarlo il miglior allenatore italiano? Domanda che per molti sembra avere una risposta scontata e positiva, ma che in realtà nasconde un ragionamento molto più complesso.
Primo pregio di Conte
Il primo grande argomento a favore di Conte sono i numeri e i trofei. Dove allena, si vince, e molto spesso già al primo anno.
Alla Juventus ha aperto un ciclo storico con tre campionati vinti su tre; all’Inter ha interrotto il dominio bianconero vincendo lo scudetto al secondo anno.
Al Napoli è arrivato conquistando subito il campionato; senza dimenticare l’esperienza all’estero con il Chelsea, portato alla vittoria della Premier League nella sua prima stagione. Ovunque vada, Conte crea rapidamente una squadra competitiva.
Questo è uno dei suoi tratti distintivi: non costruisce lentamente, ma pretende risultati immediati.
Mentalità delle squadre di Conte
Oltre ai trofei, ciò che colpisce è l’identità delle sue squadre. Le formazioni di Conte sono aggressive, organizzate, compatte e instancabili, caratteristiche frutto di allenamenti molto intensi, soprattutto durante la preparazione estiva.
L’allenatore pugliese lavora molto anche sulla mentalità dei calciatori, creando gruppi che non mollano mai. Le sue squadre, quindi, sono forti sia dal punto di vista tattico sia da quello psicologico.
Sul piano tattico, il modulo più utilizzato è il 3-5-2, che lo ha accompagnato per gran parte della carriera, basato su pressing alto, grande compattezza e transizioni veloci. Il suo calcio è infatti fortemente orientato alla verticalità.
I limiti di Conte
Due limiti del “metodo Conte” possono essere individuati, in primo luogo, nella scarsa continuità nelle competizioni europee, spesso sacrificate a favore del campionato.
In secondo luogo, nella difficoltà di costruire progetti a lungo termine, anche a causa delle frequenti tensioni con le società legate al mercato e alle ambizioni del club.
Inoltre, l’intensità del suo calcio comporta un enorme dispendio fisico e mentale per i calciatori. Questo rende il suo metodo estremamente efficace nel breve periodo, ma meno sostenibile nei cicli lunghi.
Chi è il migliore?
Tuttavia, per stabilire se sia davvero il miglior allenatore italiano, è necessario confrontarlo con altri grandi nomi. Carlo Ancelotti, ad esempio, ha vinto tutto in Europa e nei principali campionati, dimostrando una straordinaria capacità di adattamento.
Enzo Maresca, ispirato a un’idea di gioco di stampo “guardioliano”, è riuscito a riportare il Chelsea, reduce da
stagioni difficili, ai vertici del calcio mondiale.
Anche Massimiliano Allegri merita di essere citato: pur non avendo conquistato la Champions League con la Juventus, ha raggiunto due finali in tre anni.
Senza dimenticare Roberto De Zerbi, che ha fatto del gioco propositivo e della costruzione dal basso il suo marchio di fabbrica, ottenendo grande apprezzamento a livello internazionale.
In conclusione, possiamo considerare Antonio Conte il miglior allenatore italiano per impatto immediato, mentalità vincente e capacità di trasformare rapidamente una squadra in una macchina da risultati.
Tuttavia, se si considerano i successi internazionali e la gestione di progetti a lungo termine, altri allenatori italiani possono vantare un curriculum più completo.
Conte resta quindi uno dei migliori, ma la risposta alla domanda dipende dai criteri con cui si definisce il concetto di “migliore”.






