Bruno Fernandes, centrocampista portoghese del Manchester United, si è raccontato ai microfoni di Canal 11, ecco le sue parole.
Bruno Fernandes è certamente il faro dei Red Devils, un calciatore che, anche nella crisi post-Ferguson, ha sempre performato alla grande.
Il portoghese, che tra l’altro ha un passato in Italia tra Novara, Samp e Udinese, ha parlato ai microfoni di Canal 11.
L’intervista si è incentrata soprattutto sulla trattativa che in estate poteva portarlo in Arabia e sul cpomportamento dello United.
“Ad oggi questione della lealtà non è più percepita come una volta, sarei potuto andarmene nell’ultima sessione di calciomercato e avrei guadagnato molto di più.
Dal punto di vista finanziario, sarebbe stato molto meglio per me”.
Bruno Fernandes: “Stavo per andarmene dallo United”
“A un certo punto stavo per andarmene, ma avrei vinto molti trofei quella stagione.
Ho deciso di rimanere non solo per motivi familiari, ma perché amo davvero il club.
Anche la conversazione con l’allenatore mi ha convinto a restare, ma, da parte del club, ho avuto un po’ la sensazione che se me ne fossi andato non sarebbe stato un dispiacere per loro.
Questo mi ferisce un po’, perché sono un giocatore per cui non hanno nulla da criticarmi.
Sono sempre disponibile per ogni partita, gioco sempre, bene o male, ma do il massimo.
Poi ti guardi intorno e vedi giocatori che non danno alla squadra lo stesso valore che dai a te e che non la difendono altrettanto bene.
Questo mi rattrista.”
Sulla possibilità di andare in Arabia:
“Il club ha attraversato momenti difficili, e avrei potuto fare quello che fanno in molti e dire: ‘Voglio lasciare il club, non mi voglio allenare, voglio solo andarmene per 20 o 30 milioni, così guadagno anche di più’, e forse sarei andato in un club migliore o avrei guadagnato di più ma non mi sono mai sentito nella posizione di farlo, perché sentivo che l’empatia e l’affetto che provavo per il club erano reciproci.
Il club voleva che me ne andassi, l’ho detto ai dirigenti, ma credo che non abbiano avuto il coraggio di prendere quella decisione perché l’allenatore voleva che rimanessi.
Se avessi detto di voler andare via, anche se l’allenatore voleva che rimanessi, mi avrebbero lasciato andare.
“Non è una questione di soldi (Arabia ndr.), economicamente non posso lamentarmi: sono pagato molto bene.
Ovviamente la differenza è enorme, ma non è mai stato questo a guidarmi: se un giorno dovrò giocare in Arabia Saudita, giocherò in Arabia Saudita.
Il mio stile di vita cambierà, la vita dei miei figli avrà il sole, dopo sei anni a Manchester con freddo e pioggia.
Giocherò in un campionato in crescita, con giocatori di fama internazionale”.








