In questi giorni sta andando di moda sui social la pubblicazione di foto e video dell’ormai lontano 2016, per vedere tutte le differenze che passano tra oggi e ben dieci anni fa.
Ho deciso quindi di prendere la palla al balzo e mostrarvi, non con un pizzico di nostalgia, qual era la rosa della Roma nel gennaio di quell’anno, a parer mio una delle squadre più forti tecnicamente degli ultimi vent’anni.
Roma 2016: i portieri
Partiamo ovviamente dal reparto dei portieri, il titolare di quell’annata era il polacco Wojciech Szczesny, acquistato in prestito l’estate precedente direttamente dall’Arsenal.
Un giocatore forte, esperto e affidabile, rimasto nella Capitale per due stagioni e successivamente divenuto un pilastro della Juventus dopo l’addio di un certo Gigi Buffon.
Come suo primo panchinaro c’era invece Morgan De Sanctis, titolarissimo nelle precedenti due stagioni ma ormai relegato al ruolo di prima riserva per via dell’età non più giovanissima e soprattutto del livello un po’ calante delle sue prestazioni.
Personalmente lo ricordo comunque come un ottimo portiere, soprattutto nella prima stagione con Rudi Garcia dove fu uno dei protagonisti delle prime storiche dieci vittorie di fila nelle prime dieci giornate.
Concludiamo il reparto con il buon Bogdan Lobont, alla Roma dal lontano 2009 ma senza partite ufficiali da quel funesto 26 maggio 2013.
Un uomo spogliatoio più che un’effettiva risorsa tecnica, pensate che rimase addirittura fino al 2018 quando decise ufficialmente di appendere i guantoni al chiodo.
La difesa della Roma: i terzini
Ora passiamo alla retroguardia giallorossa e dato che quella rosa era impostata per una difesa a quattro, iniziamo direttamente dai terzini.
A destra avevamo in primis l’esperto brasiliano Maicon, alla Roma dal 2013 e protagonista assoluto negli anni precedenti con la maglia dell’Inter.
Per motivi fisici e tecnici non era chiaramente più quello di un tempo, ma riusciva comunque a mettere in campo tanta tenacia e forza di volontà, almeno fino al termine del suo contratto con la Roma.
Oltre a lui c’era il greco Vasilis Torosidis, il classico giocatore di sacrificio che ti dava sempre il 110% senza però eccellere veramente in nessuna caratteristica.
Un buon mestierante che in rose lunghe faceva sempre comodo.
A loro due ci aggiungo anche Alessandro Florenzi, dato che per diverse giornate li ha sostituiti entrambi nel ruolo di terzino destro.
Forse il 2016 è stato il suo miglior momento in carriera, con tante belle prestazioni e soprattutto il gol clamoroso al Barcellona direttamente da centrocampo.
Peccato però per tutto quello che venne dopo, tra due infortuni al crociato e incomprensioni con la tifoseria che lo hanno fatto allontanare dalla Capitale.
A sinistra invece il titolarissimo era il francese Lucas Digne, acquistato in prestito l’estate precedente dal Psg.
Era ancora relativamente giovane, essendo un classe 1993, ma aveva già avuto modo di farsi notare per un’importante spinta sulla fascia e un’insolita elevazione nonostante non arrivasse al metro e 80.
A fine stagione la Roma decise di non riscattarlo, puntando inizialmente su Mario Rui e dopo il suo infortunio sull’italo brasiliano Emerson Palmieri, acquistato a sorpresa dal Santos nonostante sole 7 presenze la stagione precedente con la maglia del Palermo.
In quell’anno Emerson non riuscì a giocare praticamente mai, trovando una discreta continuità solamente nel finale di stagione con in più un prestigioso gol nella trasferta vinta per 3-1 contro il Milan.
Roma 2016: i difensori centrali
Arriviamo adesso ai difensori centrali, partendo ovviamente dai due titolarissimi.
Il primo era il greco Kostas Manolas, arrivato a Roma nel 2014 per sostituire il partente Benatia e divenuto in poco tempo colonna portante di tutto il reparto difensivo.
Veloce, attento e bravo negli anticipi sia di testa che in scivolata, un giocatore completo seppur tecnicamente non eccelso.
Al suo fianco c’era il tedesco Antonio Rudiger, attuale colonna portante del Real Madrid ma al tempo un giovane centrale in rampa di lancio.
Ricordo ancora le critiche a inizio stagione per via di alcune prestazioni non all’altezza, col tedesco che si riscattò in poco tempo diventando nelle successive due stagioni un autentico muro difensivo.
Il primo panchinaro era lo sfortunatissimo Leandro Castan, caposaldo della difesa dal 2012 al 2014 ma reduce da un tumore al cervello che ovviamente lo condizionò molto sotto tutti i punti di vista.
Spalletti di fatto non lo fece giocare mai e a fine stagione venne ceduto in prestito al Torino, dove ritrovò minutaggio e prestazioni.
Considerando le idee del nuovo tecnico si rese quindi necessario l’acquisto di un nuovo centrale e venne scelto il bosniaco Zukanovic della Sampdoria.
Come per Torosidis, parliamo di un buon mestierante che nelle poche occasioni in cui venne chiamato in causa riuscì comunque a non demeritare, sebbene non fosse certamente un fenomeno capace di insidiare il posto ai due titolarissimi.
Completava il reparto lo slovacco Norbert Gyomber, ricordato più per la somiglianza con Totti e il coro dei tifosi sulle note di YMCA che per le effettive prestazioni sul campo.
Per lui solo sei presenze da subentrato prima di una girandola di prestiti in giro per l’Italia.
Roma 2016: i big del centrocampo
Siamo arrivati ai centrocampisti e come si può non partire da Capitan Futuro Daniele De Rossi, uno dei giocatori più forti e amati in tutta la storia del club giallorosso.
La sua stagione però non fu particolarmente esaltante, nonostante il raggiungimento delle 500 presenze con la maglia della Roma e un’insolita doppietta in Champions League contro il Bayer Leverkusen.
A supportarlo nel ruolo di mezzala c’era il bosniaco Miralem Pjanic, uno dei giocatori più talentuosi visti negli ultimi vent’anni da tifoso della Roma.
Un centrocampista dotato di grande qualità tecnica, precisione nei passaggi e soprattutto capace di tirare punizioni sempre precise e potenti.
Quella fu di fatto la sua miglior stagione e al contempo anche l’ultima, col giocatore che deciderà poi di vestire la maglia della Juventus.
Dall’altra parte c’era invece il belga Nainggolan, autentico baluardo del reparto e idolo di tutta la tifoseria giallorossa.
Tecnica, dribbling, tenacia, gol e sacrificio, il ninja riusciva a incarnare tutte queste caratteristiche che lo rendevano senza dubbio uno dei migliori centrocampisti di tutto il campionato italiano.
Per farvi capire il livello di quel reparto in quella stagione in panchina avevamo l’olandese Kevin Strootman, un giocatore fantastico purtroppo rovinato da una serie di gravi infortuni che lo hanno frenato proprio nel momento in cui avrebbe dovuto spiccare il volo.
Le riserve nel centrocampo giallorosso
A gennaio la sua stagione (Strootman) non era ancora iniziata, a causa del secondo infortunio al crociato che lo tenne fuori per più di un anno, riuscendo a tornare in campo nelle ultime giornate con prestazioni più che positive.
Non dimentichiamoci però anche di Seydou Keita, centrocampista maliano ex Barcellona soprannominato il professore per la sua tranquillità ed esperienza col pallone tra i piedi.
Ormai l’età non era più giovanissima, ma nelle poche partite giocate riuscì comunque a dare sicurezza a tutto il reparto, lasciando poi a fine stagione per concludere la carriera in lidi diversi.
E’ arrivato il momento ora del buon Vainqueur, centrocampista francese acquistato l’estate precedente dalla Dinamo Mosca.
Personalmente credo di essere uno dei pochi a cui non dispiaceva per niente, attento e lucido in mezzo al campo e dotato anche di una buona fisicità.
Nonostante ciò venne ceduto l’estate successiva al Marsiglia e poi a titolo definitivo per soli 500.000 euro. Concludiamo questo reparto con Salih Ucan, astro nascente del campionato turco che però mai riuscì a confermare le importanti aspettative su di lui.
In due stagioni in giallorosso riuscì a totalizzare una decina di presenze, non trovando praticamente mai la continuità e tornando al Fenerbahce al termine della stagione.
Per onore di cronaca aggiungiamo anche Lorenzo Di Livio, giovane prodotto del vivaio giallorosso che trovò la gioia dell’esordio a gennaio nel 3-3 esterno della Roma contro il Chievo.
Le ali d’attacco
Ci avviciniamo sempre di più alla porta avversaria e passiamo agli esterni offensivi, come non partire da Mohamed Salah, un giocatore semplicemente strepitoso sotto tutti i punti di vista.
Dotato di una velocità strepitosa unita a una tecnica invidiabile, l’egiziano era a tutti gli effetti un insostituibile di Garcia prima e Spalletti poi, nonostante non fosse ancora il fenomeno visto poi con la maglia del Liverpool.
Volete un assaggio delle sue qualità tecniche? Rivedetevi il secondo gol nel 5-0 interno contro il Palermo, poi mi ringrazierete.
Come primo panchinaro c’era lo spagnolo Iago Falque, protagonista la stagione precedente con ben 13 gol in campionato con la maglia del Genoa.
La sua esperienza iniziò positivamente con i gol a Frosinone e Bayer Leverkusen ma con l’arrivo di Spalletti in poi non riuscì a giocare praticamente più, venendo inserito più come centrocampista che come effettivo esterno offensivo.
Passiamo ora a sinistra e dopo la partenza di Gervinho in Cina la Roma decide di rivoluzionare il proprio reparto. Il primo ad arrivare è il Faraone Stephan El Shaarawy, reduce da sei mesi altalenanti al Monaco e desideroso di tornare in Italia dopo il lungo periodo con la maglia del Milan.
Da qui in poi, salvo una parentesi asiatica di un anno e mezzo, sarà un giocatore fondamentale per il reparto offensivo giallorosso, l’unico che tuttora fa parte della rosa della Roma, e senza dubbio uno dei più amati da tutta la tifoseria.
Il secondo invece, ma non meno importante, è il Monito Diego Perotti, arrivato direttamente dal Genoa in prestito con diritto di riscatto.
Un giocatore dotato di una grande qualità tecnica, capace di saltare l’uomo con una facilità disarmante e di poter giocare senza problemi sia sulla fascia che al centro dell’attacco.
Personalmente ho bellissimi ricordi legati a questo giocatore, purtroppo limitato da numerosi problemi fisici che gli hanno impedito di trovare la continuità che avrebbe meritato.
Attaccanti centrali della Roma
Siamo giunti finalmente al reparto degli attaccanti con uno dei giocatori che più ho amato da quando sono tifoso della Roma: il cigno di Sarajevo Edin Dzeko.
E pensare che quella fu forse una delle sue peggiori stagioni di sempre, iniziata con un entusiasmo generale di tutto l’ambiente e proseguita con un rendimento a dir poco discontinuo.
Nei primi mesi dall’arrivo di Spalletti si ritrova panchinaro al posto di Perotti ma dalla stagione successiva riuscì a mostrare tutta la sua qualità, diventando il giocatore straniero più prolifico in tutta la storia giallorossa.
Come sua prima alternativa c’era poi un certo Francesco Totti, per quella che sembrava a tutti gli effetti la sua ultima stagione da giocatore della Roma. I primi problemi fisici costanti, il rendimento dei suoi compagni e il famoso litigio con Spalletti resero il tutto una mera formalità, fino a quel Roma-Torino che tutti quanti noi ricordiamo molto bene.
Da ricordare poi il giovane Umar Sadiq, protagonista della Roma Primavera e autore di due gol in campionato contro Genoa e Chievo prima dell’arrivo di Spalletti e il conseguente ritorno nelle giovanili.
A completare il reparto altri due giovani della cantera giallorossa: Edoardo Soleri, esordiente in Champions League nella sconfitta esterna contro il Bate Borisov e Marco Tumminello, centravanti promettente rovinato purtroppo anche lui da numerosi e pesanti infortuni.
L’allenatore della Roma nel 2016
Concludiamo con l’allenatore che come già detto a più riprese era Luciano Spalletti, tornato nella Capitale dopo quasi 7 anni succedendo all’esonerato Rudi Garcia.
Con il tecnico di Certaldo la Roma riuscì a risollevarsi completamente, raggiungendo un inaspettato terzo posto con ben 80 punti e confermandosi su alti livelli anche la stagione successiva, purtroppo senza vincere nessun trofeo ufficiale.
Questa è senza dubbio l’unica nota dolente di quella squadra, fortissima su ogni reparto ma purtroppo incapace, per un motivo o per l’altro, di ottenere vittorie che a livello tecnico avrebbe ampiamente meritato.







