Juventus-Lazio di domenica 8 febbraio ha mostrato un chiaro ed evidente problema a Formello: il ruolo del dirigente sportivo Angelo Mariano Fabiani.
Il clima a Roma non è mai stato così teso prima d’ora: il rapporto tra il presidente Claudio Lotito e i tifosi biancocelesti è ai minimi storici, è in corso un’emergenza non irrilevante nella rosa di Maurizio Sarri per i numerosi infortuni e la discutibile filosofia gestionale di Fabiani sta facendo discutere giornalisti e la Curva Nord.
Alla vigilia della gara all’Allianz Stadium di Torino, durante la tradizionale conferenza stampa, il dirigente sportivo si è distinto per le sue risposte.
Tra i vari argomenti trattati ne spiccano particolarmente due: il confronto con Igli Tare (direttore sportivo della Lazio dal 2009 al 2023) e la gestione farraginosa della sessione invernale di calciomercato appena conclusa.
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Fabiani: “Quando sono arrivato ho gettato le basi per una società solida”
Durante la conferenza stampa alla vigilia di Juventus-Lazio, Angelo Mariano Fabiani ha risposto alle varie domande dei giornalisti in merito alla situazione attuale della Lazio:
“Credo che sia giunto il momento di abbassare tutti i toni. Quando dico tutti parto dal sottoscritto. Si è venuto a creare un clima non bello, un clima che per la verità si respira all’esterno del nostro ambito lavorativo. I nuovi hanno parlato in termini positivi dell’ambiente. A volte mi viene riferito che ci siano delle discussioni e delle violenze non so di che genere. Noi come staff tecnico del quale io sono il responsabile abbiamo fatto un blocco, ci siamo isolati per quello che è il nostro compito. Allora ritengo che sia giunto il momento che ognuno, giornalisti, tifosi e società, di riportare il tutto su binari della serenità e tranquillità. Non nascondo che ci abbiamo messo del nostro”.
La sala si è leggermente scaldata in seguito all’analisi del giornalista Niccolò Faccini, il quale ha chiesto delucidazioni in merito alle varie scelte discutibili compiute: i 3 allenatori dimissionari; i peggioramenti dal punto di vista anagrafico (quarta rosa più anziana d’Europa) ed economico (decimo posto per valore) e il richiamo di Sarri nonostante le promesse non mantenute.
Al lungo elenco di Faccini, il dirigente sportivo ha peccato di arroganza e superbia dicendo:
“Allora ti dico che dal mio avvento una volta siamo arrivati settimi e non siamo entrati nelle coppe, un’altra volta con il settimo posto siamo entrati nelle coppe per effetto dei cinque posti in Champions. Capisci che ti voglio dire? E dal mio avvento la rosa sta andando verso uno svecchiamento, perché con tutto il rispetto per i giocatori che ancora ci sono, da Hysai etc etc, non li ha portati Fabiani. Fabiani ha preso Gigot, soltanto Gigot. Quindi, prima di farmi la prossima domanda, aggiornati meglio, perché così fai passare un messaggio che non è il messaggio corretto. Non fare domande capziose e prevenute, perché non sono uno nato ieri […]. Fattele spiegare bene le cose, perché sei giovane, ma lo dico per te, per il tuo futuro, io ormai… Ragioni male, guarda, vai a scuola di giornalismo“.
Fabiani si difende dalle accuse legittime del giornalista alludendo all’operato del suo predecessore Igli Tare: ha davvero ragione?
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Tare vs Fabiani: chi vince il confronto?
Angelo Fabiani, nel suo intervento, dopo aver criticato anche alcuni giocatori, non ha mentito su una questione: diversi giocatori attuali sono arrivati durante la gestione Tare.
Purtroppo, seppur ci sia ancora una traccia dell’operato dell’attuale ds del Milan, le parole di Fabiani lasciano il tempo che trovano: nel 2026 sono rimasti Luca Pellegrini, Pedro, Adam Marusic, Matteo Cancellieri, Elseid Hysaj e Ivan Provedel.
Di questi sei solamente Hysaj non è mai stato impiegato da Sarri, mentre Cancellieri ha trovato un minutaggio limitato: gli altri sono elementi fondamentali dell’ex Juventus.
Inoltre, nonostante le promesse di un fantomatico “progetto giovani” e di valorizzazione, si è ottenuto l’effetto contrario: la Lazio è a quarta rosa più anziana d’Europa e la decima in Serie A per valore complessivo.
Infine, su tredici acquisti solamente cinque sono ancora giocatori della Lazio: Gustav Isaksen, Nuno Tavares, Tijani Noslin, Boulaye Dia e Remi Belhayane.
Di questi cinque solamente Isaksen e Noslin possono essere considerati dei colpi accettabili: Tavares è poco costante mentre Dia e Belhayane non hanno particolarmente brillato.
Da ricordare, tra i partenti, alcuni nomi che i più avranno dimenticato quali Arijon Ibrahimović, Gaetano Castrovilli e Luigi Sepe e la cessione di diversi calciatori (Vecino, Catellanos, Guendouzi) senza una sostituzione adeguata.
D’altro canto, Igli Tare, nonostante numerosi abbagli, ha finalizzato diverse operazioni che hanno giovato alla Lazio: basta ricordare Felipe Anderson, Luis Alberto, Ciro Immobile e Sergej Milinkovic-Savic.
Fabiani può giustificarsi in qualsiasi maniera ma, sicuramente, non attribuendo colpe a coloro che sono arrivati prima di lui.
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Fabiani è il vero problema della Lazio?
Sotto diversi punti di vista pensare che Angelo Fabiani sia il principale responsabile di quello che Sarri definisce “l’anno zero” appare ragionevole.
Il problema amletico si pone quando si cerca di comprendere da dove esso provenga: da un progetto inesistente e da una dirigenza in seria difficoltà.
Fabiani è solamente un pezzo di un puzzle più grande nel quale egli si incastra perfettamente ed è il manifesto della direzione che la società sta intraprendendo: in questa situazione ci rimettono solamente i tifosi.
La protesta dei biancocelesti è comprensibile: come si può appoggiare una società che decide consapevolmente di abbandonare qualsiasi ambizione tale da far rassegnare persino l’allenatore?
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Quale posizione occupa la Lazio in Serie A?
Attualmente la Lazio occupa l’ottavo posto con 33 punti.
Quali sono i problemi della Lazio?
La mancanza di un progetto con basi solide, i pessimi rapporti tra la dirigenza e i tifosi, la scarsa credibilità nazionale e l’assenza di ambizioni.
Angelo Fabiani è il vero responsabile della crisi biancoceleste?
Non è il principale responsabile ma, sicuramente, uno dei tanti. Fabiani è il manifesto della direzione che la dirigenza sta intraprendendo: operato al ribasso e scarse capacità comunicative.








