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Coppa d’Africa, la polemica del Senegal potrebbe creare uno spinoso precedente?

Senegal-Marocco ha generato varie polemiche: il Senegal ha creato un precedente?
Foto: Shutterstock

Serata incandescente nella finale della Coppa d’Africa 2026 che ha visto il Senegal trionfare sul Marocco per 1-0 ai tempi supplementari.

Dopo poco meno di un mese l’edizione 2026 della Coppa d’Africa si è ufficialmente conclusa domenica 18 dicembre al Prince Moulay Abdallah di Rabat.

Nonostante l’ottima organizzazione, i momenti di grande sport e la gioia dei tifosi la competizione potrebbe essere ricordata in futuro per 20 minuti di fuoco della finale Senegal-Marocco.

In seguito a scelte arbitrali ritenute discutibili “i Leoni della Taranga” hanno deciso di abbandonare il terreno di gioco negli ultimi minuti dei tempi regolamentari: una decisione che ha generato scompiglio e disordine sulle panchine e sugli spalti.

Stando al regolamento il ritiro dalla gara implicherebbe una sconfitta a tavolino ma all’episodio non è susseguito alcun provvedimento: la domanda sorge spontanea (perché?).

In questo articolo si analizzerà l’accaduto e si cercherà di capire se la “minaccia” del Senegal possa aver creato un problematico precedente per il futuro.

Senegal-Marocco: una serata di fuoco

La finale della Coppa d’Africa ha visto fronteggiarsi due squadre attrezzate e combattive: da una parte la fisicità del Senegal, dall’altra la qualità del Marocco.

Il match è rimasto in perfetto equilibrio per 90 minuti: entrambe le selezioni si sono sfidate su tutti i fronti lasciando il risultato fisso sullo 0-0.

Poi succede qualcosa, un evento che potrebbe essere considerato il preludio di quello che poi accadrà: sugli sviluppi di un calcio d’angolo il Senegal si porta in vantaggio grazie ad Abdoulaye Seck al 93′ ma la rete viene annullata per fallo in attacco.

Infatti, il direttore di gara congolese Jean-Jacques Ndala ha ritenuto irregolare un contatto immediatamente precedente al goal di Seck: discutibile la valutazione dell’entità del fallo.

Da quel momento l’atmosfera diventa incandescente: i “Leoni della Taranga” si innervosiscono, il Marocco tenta l’ultimo assalto e conquista un calcio di rigore al 97′.

In quest’occasione è protagonista il VAR che richiama Ndala per una trattenuta del difensore El Hadji Malick Diouf su Brahim Diaz nell’area piccola sugli sviluppi di un calcio d’angolo: la decisione avrà ripercussioni notevoli.

L’allenatore del Senegal Pape Bouna Thiaw invita i suoi ad abbandonare il terreno di gioco: tutti seguono le indicazioni tranne Sadio Manè.

La scena diventa surreale: i calciatori del Marocco attendono di riprendere il gioco, le panchine insorgono e Ndala, con l’aiuto di Manè, cerca di ristabilire l’ordine e di convincere il Senegal a tornare in campo.

L’errore di Brahim Diaz e la vittoria del Senegal

Dopo quasi 23 minuti e 4 cartellini gialli la gara riprende: rigore per il Marocco che potrebbe vincere un titolo prestigioso mancante dal 1976.

Brahim Diaz affronta il portiere Edouard Mendy: l’ex Milan tenta uno scavetto poco convincente e la panchina del Senegal esplode con un grido liberatorio.

Lacrime per l’attaccante che non ha sfruttato un’occasione che capita pochissime volte nella vita.

Molti hanno pensato a un errore volontario del calciatore, come si può vedere da diverse immagini nelle quali, coprendosi la bocca con la mano, Diaz si rivolge all’allenatore Walid Regragui ma la supposizione è poco probabile.

Infatti, non si spiegherebbero il coinvolgimento precedente il calcio di rigore, il bacio al pallone e l’evidente frustrazione del marocchino a fine gara.

Il match si conclude sullo 0-0: nei tempi supplementari la rete al 94′ di Pape Gueye, nonostante i numerosi attacchi del Marocco, permetterrà al Senegal di sollevare il trofeo al cielo.

Senegal-Marocco: Ndala ha sbagliato?

Il congolese Jean-Jacques Ndala ha arbitrato egregiamente la finale della Coppa d’Africa 2026: la prestazione, purtroppo, è viziata dagli ultimi minuti dei tempi regolamentari.

Le polemiche sulle scelte del direttore di gara in occasione della rete annullata del Senegal e il rigore concesso al Marocco nell’arco di cinque minuti è dovuto all’improvviso cambiamento della soglia di giudizio.

In una gara estremamente fisica e dove Ndala ha lasciato correre a più riprese, in nome di un gioco dinamico e veloce, risulta poco comprensibile la decisione di considerare fallosi contatti che, in altre zone del campo o in diversi momenti della partita, sarebbero stati considerati regolari.

Responsabile anche il VAR che richiama il direttore di gara per la trattenuta su Brahim Diaz: intervento non necessario non essendo un chiaro ed evidente errore dell’arbitro.

Il Senegal ha aperto un precedente?

In seguito all’assegnazione del calcio di rigore al Marocco, il Senegal ha deciso di abbandonare il terreno di gioco; per il regolamento ciò comporterebbe a una sconfitta a tavolino.

La domanda sorge spontanea: perché non è stata sospesa definitivamente la partita e si è continuato a giocare?

La risposta è altrettanto semplice: non tutti i calciatori si sono recati negli spogliatoi e non è stata comunicata ufficialmente la volontà di ritirarsi.

Infatti, Sadio Manè è rimasto in campo per impedire ulteriori e sfavorevoli sviluppi: grazie a lui la squadra ha deciso di giocare i restanti minuti.

Ciò ha aperto un precedente? Molto probabile soprattutto da un punto di vista morale e sportivo.

L’essere in disaccordo con le decisioni arbitrali è legittimo ma ciò non può essere usato come pretesto per creare disagio.

Abbandonare il terreno di gioco, oltre a generare problemi di ordine pubblico ma anche di credibilità delle istituzioni calcistiche africane, ha destabilizzato l’ambiente e i calciatori del Marocco: dopo 20 minuti è raro ritrovare la stessa concentrazione e lo stesso ritmo di quando la gara era in corso.

Un’azione che ha leso lo spirito del calcio, lo spettacolo e l’immagine di un mondo fortemente in ascesa come quello africano.

La reazione di Infantino e le parole di Thiaw

La bufera mediatica e sportiva non ha lasciato indifferente il presidente della FIFA Gianni Infantino che ha considerato inaccettabile il comportamento del Senegal:

“Dobbiamo sempre rispettare le decisioni prese dagli arbitri dentro e fuori dal campo di gioco. Le squadre devono competere sul campo e nel rispetto delle regole del gioco, perché qualsiasi comportamento contrario mette a rischio l’essenza stessa del calcio” (fonte: il Fatto quotidiano).

Inoltre, ha concluso dicendo:

“È anche responsabilità delle squadre e dei giocatori agire in modo responsabile e dare il buon esempio ai tifosi negli stadi e ai milioni di spettatori in tutto il mondo. Le brutte scene a cui abbiamo assistito oggi devono essere condannate e non devono mai più ripetersi. Ribadisco che non hanno posto nel calcio” (fonte: il Fatto quotidiano).

Anche l’allenatore del Senegal Pape Bouna Thiaw è intervenuto sull’accaduto:

Ho sbagliato a dire ai miei giocatori di lasciare il campo: chiedo scusa al mondo del calcio. Gli errori di un arbitro si devono accettare… ma sul momento non ho riflettuto e li ho fatti rientrare. A volte si può reagire nel modo sbagliato nella foga del momento” (fonte: Cronache di Spogliatoio).

Infine, non si è trattenuto nemmeno il CT del Marocco Walid Regragui:

L’immagine che abbiamo dato dell’Africa è vergognosa. Un allenatore che chiede ai propri giocatori di lasciare il campo! Ciò che ha fatto Pape Thiaw non rende onore a un intero continente. Poi per carità… è lui il campione. Abbiamo interrotto la partita davanti al mondo intero per almeno 10 minuti e poi Brahim ha sbagliato il rigore. Ma questa non è una scusa per il modo in cui ha calciato. Non possiamo tornare indietro” (fonte: Cronache di Spogliatoio).

Un episodio così sgradevole e inopportuno è un peccato per la credibilità di un movimento calcistico e di numerose realtà che hanno, da diversi anni, innalzato fortemente il proprio livello tecnico e agonistico.

Chi ha vinto la Coppa d’Africa 2026?

Il Senegal ha sollevato il trofeo in seguito alla vittoria sul Marocco per 1-0 ai tempi supplementari.

Perché il Senegal non è stato squalificato?

Perché non tutti i calciatori hanno abbandondato il terreno di gioco: Sadio Mané è rimasto in campo ed è riuscito a coinvincere i compagni a rientrare. Inoltre non è stata presentata ufficialmente all’arbitro la volontà di ritirarsi dalla gara.

L’episodio del Senegal ha creato un precedente?

Dal punto di vista del regolamento no poiché, al massimo, si può mettere in discussione la procedura per accertarsi della volontà della panchina del Senegal di abbandonare la gara. Crea un precedente in termini di sportività e di fair-play.

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