Il CIES Football Observatory, centro di ricerca indipendente che si occupa di analizzare dati calcistici, ha stilato una particolare classifica: primeggia una squadra italiana.
Recentemente si è diffusa in rete e sui principali social network un’insolita classifica, basata sui dati del CIES, che vede protagonista il Como, la squadra che impiega meno i calciatori convocabile dalla Nazionale del Paese del club.
I “Lariani”, sin dal loro percorso straordinario in Serie B e il loro ritorno in grande stile in Serie A, si stanno contraddistinguendo per lungimiranza progettuale, investimenti oculati e una forte identità tattico e ideologica.
Il presidente Mirwan Suwarso ha investito fortemente nella realtà lombarda e, stando ai risultati, non potrebbe pentirsi della propria scelta.
Di conseguenza, alla luce del dato precedentemente citato, sorge una domanda: la decisione di non impiegare calciatori italiani è un pregio o un difetto? Inoltre, potrebbe essere la chiave del successo del Como?
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Primato del Como nei top 5 campionati europei
La ricerca effettuata dal CIES Football Observatory evidenzia un dato importante ai fini di valutare l’andamento del sistema calcistico italiano.
Una delle società in rampa di lancio della Serie A Enilive si è distinta per essere la squadra che ha meno impiegato nei top 5 campionati europei giocatori del proprio paese d’origine.
Infatti, su una rosa complessiva di 28 calciatori, il Como vanta solamente di quattro italiani: il portiere Mauro Vigorito, l’attaccante Alberto Cerri e i difensori Alberto Dossena e Edoardo Goldaniga.
Quest’ultimi non sono stati impiegati in nessuna occasione da Cesc Fabregas: 0 minuti nelle 20 partite della stagione corrente.
Di conseguenza, i Lariani si posizionano al primo posto con una precentuale dello 0% davanti a realtà come il Sunderland (2,1%) e Liverpool (6%), rispettivamente al secondo e al terzo posto.
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Il segreto del Como consiste in questo?
Analizzando i dati del CIES sorge spontanea una domanda: il segreto del successo del Como potrebbe risiedere in questa tendenza? E il nostro sistema calcistico nazionale è in crisi?
La percentuale assoluta dello 0% potrebbe risultare, agli occhi del lettore, indifferente oppure estremamente allarmante.
Nel primo caso si potrebbe sostenere che l’assenza di giocatori potenzialmente convocabili dalla Nazionale del Paese del proprio club non è correlabile alla situazione che sta vivendo il movimento calcistico italiano: i calciatori sono dispersi in tutto il mondo ed è diffuso ormai il fenomeno della multietnicità nelle diverse squadre (e non solo in Italia)
Nel secondo caso, quello da dover analizzare maggiormente, questo dato è un chiaro ed evidente segnale che ci sia qualcosa di sbagliato considerando il quadro generale: è possibile che una squadra per inseguire un progetto debba investire in talenti esteri?
Infatti, come si può ben accertare, il successo del Como, attualmente, è fortemente dipendente dalle sue stelle come Nico Paz (Spagna), Jesè Rodriguez (Spagna), Jean Butez (Francia) e molti altri il cui talento è stato scovato da una società attenta e lungimirante.
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Da cosa dipende la scelta del Como?
La numerosa presenza di elementi non italiani, nella dirigenza e nella rosa, deve far riflettere particolarmente chi sta contribuendo alla svalutazione del calcio italiano.
I motivi di questa decisione sono molteplici: scarsa valorizzazione e considerazione dei settori giovanili italiani (e non solo le Primavere), la mentalità, puramente italiana, di puntare su profili sicuri e che non comportano rischi, le eccessive richieste economiche di diverse società nelle operazioni di mercato e un declino generazionale del movimento calcistico italiano.
Lo stesso Como si è accorto di questo problema e, tramite l’Head of Development Osian Roberts, ha espresso la sua volontà di costruire una base solida tutta italiana al centro delle giovanili: un progetto importante ma che richiederà necessariamente del tempo.
L’allenatore Cesc Fabregas ha risposto a più riprese alle domande dei giornalisti sull’assenza di giovani italiani in rosa:
“Io personalmente cerco di portare più italiani possibile. Ho fatto una fatica incredibile. È difficile ma lo volevamo fare. Non abbiamo trovato spazio giusto nella prima squadra a gente italiana. Continueremo a cercare. Stiamo provando a investire sulla Primavera e allenarli alla nostra maniera sin da 15-16 anni. Il mercato spagnolo lo conosco meglio e sono più fiducioso. Ma se devo scegliere tra un italiano e uno spagnolo sceglierò sempre l’italiano ma dobbiamo capire come possiamo trovarlo. Non è un problema solo nostro: in tutta la Serie A ci sono pochi italiani titolari. Vorrei averne di più, ma oggi la realtà è questa.“








